Comunicato stampa: autodeterminazione a fine vita e nuove prospettive di libertà

GRAZIE A DJ. FABO, A MARCO CAPPATO E AI GIUDICI MILANESI,
l’autodeterminazione alla fine della vita può aprire prospettive nuove di libertà.
I giudici milanesi hanno sospeso il giudizio di Marco Cappato; il rimandare la valutazione alla Corte Costituzionale è un successo di straordinaria importanza, che premia la tenacia di chi ha promosso l’azione, e che mostra la positiva attenzione della Magistratura sui diritti civili

LA BIOCARD – la prima in Italia dal 1990

La Consulta di Bioetica è stata la prima organizzazione a presentare in Italia nel marzo 1990 un modulo di testamento biologico. Da allora ha dedicato attenzione al tema, elaborando altri moduli che sono articolati e strutturati in modo tale da garantire al massimo la tutela dei diritti nella fase di fine-vita. Presentiamo qui il modulo oggi disponibile. Scarica il Modulo BIOCARD Vai alla sezione dedicata Leggi il comunicato stampa della Consulta di Bioetica sull’approvazione della legge sul testamento biologico    

L’omosessualità e il “progress test” in medicina

Da più di 25 anni (dal 17 maggio 1990) l’omosessualità non figura più nell’elenco OMS delle malattie mentali ed è ritenuta una variante naturale del comportamento umano al pari della più frequente eterosessualità e della molto più rara transessualità. Appare quindi giusto, per non dire doveroso considerata la ancora diffusa omofobia, inserire una domanda sulla stima del verificarsi dell’omosessualità nell’uomo nei Progress Test che la Conferenza dei Presidenti dei Collegi didattici dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia delle Università italiane organizza ormai da dieci anni per monitorare i livelli di acquisizione delle competenze effettivamente raggiunte da studentesse e studenti nel corso dell’iter universitario.

Papa Francesco: “E’ anzitutto il paziente che ha titolo di decidere sui trattamenti”: comunicato stampa del prof. Maurizio Mori presidente della Consulta di Bioetica

L’intervento di ieri (16 novembre 2017) di papa Francesco sul fine vita apre una fase nuova nella riflessione della Chiesa Cattolica su tali tematiche: è vero che ha ribadito la condanna dell’eutanasia e che ha ripreso il pensiero di Pio XII e il Catechismo, ma l’ha fatto con una chiara e forte sottolineatura dell’accento tutto spostato sulla persona. Ha così ricordato che “«Le decisioni [sul fine vita] devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità» (Catechismo, n. 2278). È anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta”. Mentre prima l’accento era spostato sulla dimensione medica o sul dialogo tra il medico e il paziente, ora l’accento è decisamente centrato sul paziente: le questioni di dottrina si giocano sugli accenti, e stavolta è ben definita la direzione. E appena prima di quest’affermazione papa Francesco ha sottolineato che “per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti”, cosicché la “dimensione personale e relazionale” diventa l’aspetto prioritario: non più la norma oggettiva che prevale sul resto, ma il “discernimento” attento e prudente della situazione e delle intenzioni, con una netta apertura alla centralità del soggetto interessato: il paziente.

La Consulta di Bioetica lancia “Il Manifesto per l’eutanasia” durante la conferenza stampa a Montecitorio

PER L’EUTANASIA Approvato dall’Assemblea dei soci a Novi Ligure e presentato nella Sala del Mappamondo-Palazzo Montecitorio in occasione convegno internazionale di Roma il 27 giugno 2017 Già nel 1974 alcuni premi Nobel deploravano con forza “l’insensibilità morale e le restrizioni giuridiche che impediscono di considerare le ragioni etiche per l’eutanasia” e ricordavano che “è crudele e barbaro obbligare una persona a essere tenuta in vita contro la sua volontà e non ascoltare le sue richieste di una fine decorosa dopo che sono svanite la dignità, la bellezza, la promessa di futuro e il significato della vita e la persona può solo indugiare in uno stato di agonia o di drammatico sfacelo. L’imposizione di sofferenze non necessarie è un male che deve essere evitato dalla società civilizzata”. L’esigenza di poter disporre dell’eutanasia si è acuita negli ultimi 4 decenni per la convergenza di vari fattori come l’aumento dell’attesa di vita, l’aumento di patologie croniche e degenerative particolarmente complesse, e soprattutto il crescente impegno civile per l’autodeterminazione e per l’eliminazione del dolore e della sofferenza. Nelle società moderne e secolarizzate l’opinione pubblica è sempre più favorevole a richiedere una morte assistita, dignitosa e, quando possibile, libera da sofferenza inutile. A sostegno di tale cambiamento morale sta l’ormai diffuso consenso circa la liceità del rifiuto delle terapie: oggi pressoché tutti affermano che è moralmente lecito e giusto non-iniziare o sospendere interventi futili o sproporzionati, che non farebbero altro che rendere insopportabile la situazione.