Cloni cinesi con l’insonnia – di Alberto Turco

Nuovo traguardo raggiunto dai genetisti cinesi: cinque scimmie clonate e “ammalate” (insonnia), ottenute riprogrammando cellule di animali geneticamente modificati con il “taglia-incolla del DNA”, il sistema CRISPR/Cas98, detto di “ingegneria genomica”. Lo scopo è quello di studiare malattie finora difficili o impossibili da riprodurre in laboratorio come le malattie neurodegenerative e, forse, l’insonnia. Le cinque scimmie sono il frutto di due esperimenti distinti.

Nel primo, embrioni di scimmia sono stati modificati geneticamente utilizzando la tecnica Crispr/Cas9, silenziando, cioè eliminando in questi embrioni, un gene che partecipa alla regolazione del ritmo biologico circadiano (chiamato BMAL1). Dagli embrioni così modificati sono nate scimmie con disturbi di vario tipo, legati a un’alterazione del ritmo sonno-veglia (insonnia, squilibri ormonali, ansia, depressione). I disordini del ritmo circadiano possono portare a molte patologie (cancro, diabete e neurodegenerazione). Le scimmie potranno essere utilizzate per studiare sia lo sviluppo e l’evoluzione di queste malattie “in vivo”, sia per ricavare possibili terapie

Nel secondo esperimento, dalle scimmie con i disturbi del sonno sono stati prelevati i nuclei di cellule adulte (fibroblasti) e trasferiti poi in ovociti, privati del loro nucleo originale. Da questo processo di clonazione, utilizzando la stessa metodica che aveva portato alla nascita della celeberrima Dolly, e chiamato “SCNT”, cioè trasferimento di nucleo somatico, sono nate le cinque scimmie che hanno ereditato il disturbo del ritmo circadiano. Si sono così ottenuti animali fotocopia, “avatar”, suscettibili di malattia, non più in roditori, ma in primati non umani, gli animali più vicini a noi. L’idea di riprodurre modelli di malattia in animali da esperimento non è nuova: oggi si fa prevalentemente sui topi o sui ratti. Ricreare una malattia nei primati, anche modificandoli geneticamente, può permettere di capire come si sviluppa e progredisce, dal punto vista anche molecolare e cellulare, una patologia, e quali farmaci possono modificarla e alla fine curarla. Queste cinque scimmie, essendo cloni, cioè organismi geneticamente identici, sono animali geneticamente omogenei e confrontabili, e pertanto sperimentalmente preziosi: infatti animali “naturali” presenterebbero invariabilmente variazioni genetiche tali da rendere difficili le valutazioni. Forse gli scienziati cinesi stanno aprendo la strada a nuovi impensabili e stimolanti orizzonti scientifici, che ripropongono il tema (dibattuto, controverso e iniziato con Ian Wilmut e Dolly nel 1996) della clonazione riproduttiva animale (nei primati), accoppiata alle nuovissime tecniche di ingegneria genomica.  Le aspettative sono naturalmente alte o altissime. Non mancano perplessità di tipo etico, quali per esempio l’annoso dibattito etico che riguarda l’utilizzo degli animali nella ricerca. Forse in Cina esistono meno vincoli rispetto a noi.  Comunque, un passo dopo l’altro, ci stiamo avvicinando al momento in cui faremo nascere uomini con il patrimonio genetico modificato, e queste modifiche potranno anche essere trasmesse a figli e nipoti. Ne parliamo con entusiasmo e preoccupazione.  Dalla prima pecora, l’immortale Dolly del 1996, alle capre, a cani e cavalli, maiali, gatti, un vastissimo “clonozoo”, i ricercatori hanno dato vita a moltissimi animali in modo non convenzionale, cioè partendo da cellule coltivate in laboratorio che possiedono un patrimonio genetico selezionato da noi. E ora siamo alle scimmie: l’aspetto importantissimo è il fatto che nessuno, fino allo scorso anno (sempre in Cina!), era riuscito a clonare primati non umani. I macachi sono animali molto più complessi e più simili a noi, quindi molto più adatti allo studio biologico: hanno infatti sistemi metabolici e genetici più simili a quelli umani: quindi una risorsa preziosissima.

Infine una considerazione sulla incredibile accelerazione “scientifica” della ricerca biomedica cinese: la Cina è un colosso che da qualche tempo si è potentemente organizzato per lavorare anche in campo biologico e biomedico. I cinesi sono stati i primi, nel 2012, a studiare e a diffondere le nuovissime tecniche di avanguardia di diagnosi prenatale non invasiva (“NIPT” Non Invasive Prenatal Testing), basata sul sequenziamento del DNA fetale circolante nel sangue materno. Tecnica che porterà alla scomparsa delle procedure note di diagnosi prenatale invasive come amniocentesi e villocentesi, gravate da un certo rischio di abortività. Come già ricordato, le aspettative sono elevate, e chissà quante e quali altre sorprese ci faranno gli scienziati cinesi. Concludendo e citando il professor Edoardo Boncinelli, “è molto ragionevole che il primo uomo «progettato a tavolino» abbia gli occhi a mandorla o indossi un sari”.

 

ALBERTO TURCO
Prof Alberto o Turco –  laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Padova con 110/110 e Lode, specializzato in Medicina Interna e Genetica Medica presso l’Università di Verona. Dal 1987 al 1989 ha lavorato come ricercatore presso il Genetic Epidemiology Department of Medical Informatics della University of Utah Medical Center a Salt Lake City, U.S.A. E’ Professore e Docente di Genetica Medica presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Verona. Già Docente di Bioetica per il Corso di Studi in Biotecnologie dell’Università di Padova. Membro del Comitato Etico (C.E.) per la Sperimentazione dell’Azienda Ospedaliera Verona e del C.E. dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento. Autore di oltre 130 comunicazioni scientifiche presentate a congressi nazionali e internazionali, e di una cinquantina di articoli scientifici a stampa su riviste internazionali. Socio della Consulta di Bioetica.

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