Comunicato stampa: NUOVO SIGNIFICATIVO PASSO BRITANNICO SUL FINE VITA

NUOVO SIGNIFICATIVO PASSO BRITANNICO SUL FINE VITA:
anche l’Italia in linea con le prospettive europee grazie alla L. 219/17,
che va applicata presto e senza esitazioni

La Consulta di Bioetica Onlus plaude la Sentenza della Corte suprema britannica che sancisce in punta di diritto che quando c’è accordo tra la comunità medica e l’interessato o il suo rappresentante la sospensione delle cure non deve più essere autorizzata dai tribunali, ma va attuata direttamente.

Riteniamo che dalla Sentenza si ricavino i seguenti principi fondamentali:

  • pari tutela del diritto di autodeterminazione del paziente capace di intendere e volere e di quello incapace che esprime il rifiuto alle cure mediante le DAT o attraverso il fiduciario o i famigliari;
  • la tutela del diritto al rifiuto/sospensione delle cure è dovere del medico e non necessita di alcuna ulteriore legittimazione giudiziaria;
  • la classe medica ha il dovere di proporre la sospensione delle cure quando sono sproporzionate, futili e non portano alcun beneficio al paziente se non quello di prolungare indefinitivamente l’agonia;
  • la nutrizione e l’idratazione artificiali sono cure mediche e rientrano a pieno titolo nel novero dei trattamenti che possono essere rifiutati o sospesi.

La Consulta di Bioetica sottolinea altresì che i principi sopra elencati sono vigenti anche nell’Ordinamento italiano, che con la legge 219 del 2017 ha stabilito che tutti i trattamenti sanitari, compresi la nutrizione e l’idratazione artificiali, possono essere rifiutati o sospesi senza che i medici debbano essere autorizzati  dal giudice. Ai medici, infatti, la Costituzione, la legge citata e il codice deontologico demandano la tutela del diritto alla salute, la promozione del diritto all’autodeterminazione del paziente, nonché il dovere all’uso appropriato nel senso clinico dei trattamenti sanitari.
Inoltre, l’art. 16 del Codice Deontologico vigente stabilisce che il medico “non intraprende né insiste in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente sproporzionati, dai quali non ci si possa fondatamente attendere un effettivo beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita. […] Il medico che si astiene da trattamenti non proporzionati non pone in essere in alcun caso un comportamento finalizzato a provocare la morte”.

Mentre plaudiamo alla Sentenza britannica che chiarisce meglio un punto importante circa i trattamenti di fine-vita, ricordiamo che la legge 219/17 pone il nostro Paese in linea con le prospettive europee: la Consulta di Bioetica sollecita tutte le forze professionali e civili a insistere nella rapida applicazione della legge, che tanto bene può apportare nelle situazioni cruciali della nostra esistenza.

Mariella Immacolato, medico legale
Componente del Direttivo della Consulta di Bioetica
Componente della Commissione Regionale
di Bioetica della Toscana

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