È un peccato non farlo! – di Maria Teresa Busca

La legge sulle unioni civili ha una lacuna, un compromesso, su cui c’è stato un grave contrasto nei giorni dell’approvazione: la mancanza dell’obbligo di fedeltà. Don Gianluca Carrega, il prete delegato dal Vescovo di Torino alla pastorale degli omosessuali, che insegna Nuovo Testamento alla Facoltà Teologica torinese, lo definisce un paradosso. E così la Diocesi di Torino aveva dedicato a questo tema un fine settimana di ritiro quaresimale rivolto alle coppie gay, intitolato «Degni di fedeltà».

 

 

Dovevano esserci momenti di preghiera alternati a una riflessione guidata. Un’iniziativa nuova quella di mostrare interesse alla condizione spirituale, e più in generale sociale, di vita, delle persone omosessuali.

Le aperture di don Gianluca gli sono costate l’accusa, da parte di riviste ultracattoliche, di essere un prete «omoeretico». Ma lui aveva agito in nome e per conto della diocesi, essendo uno dei pochissimi con un incarico ufficiale di questo tipo in Italia. Don Gianluca non teme di parlare di «controsenso» nell’insegnamento tradizionale della Chiesa perché se un uomo o una donna omosessuale ha rapporti occasionali, può confessarsi e ricevere i sacramenti ma se ha un’unione stabile e non un amore soltanto platonico la risposta spesso è no.

«Ma così rischiamo di fare tanti danni, incentivare tra i fedeli la clandestinità e la deresponsabilizzazione», dice. E il weekend di riflessione sulla fedeltà nasceva anche per questo: «Una coppia credente che fa un’unione civile dovrà pur portare la sua fede religiosa all’interno della convivenza». Ma per don Gianluca anche la Chiesa deve «fare una riflessione sul valore dell’affettività omosessuale».

«La legge può anche non prevedere l’obbligo di fedeltà – spiega don Carrega – ma riflettendo sull’affettività dei gay, possiamo dire che ciascuno merita un amore esclusivo, unico. La legge può decidere quali siano i requisiti minimi, ma noi vogliamo parlare di qualità del rapporto».

Proprio con queste parole annunciava il ritiro spirituale di due giorni per le coppie gay.

Ma il vescovo Nosiglia che, in un primo tempo pareva aver apprezzato l’iniziativa, in un soprassalto di puritanesimo ha deciso di sospenderla.

È opportuno sottolineare come la Chiesa torinese avesse in questo modo riconosciuto la possibilità della costanza affettiva agli omosessuali, richiamando così la consistenza di uno dei valori più importanti per le coppie: la stabilità, la base di un sano equilibrio di ogni relazione sentimentale.

Duole sottolineare che perdere questa occasione di arricchimento rischia di compromettere i delicati equilibri che si stanno formando con la legge Cirinnà e che rappresentano la base di una crescita sociale e culturale in Italia.

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