Presentazione del Convegno internazionale sull’eutanasia

Riprendiamo da Caratteri Liberi l’articolo sulla presentazione del convegno internazionale sull’eutanasia promosso dalla Consulta di Bioetica onlus per il 27 e 28 giugno a Roma e scritto da Maria Teresa Busca
Martedì 27 giugno 2017, nella Sala del Mappamondo a Palazzo Montecitorio, e mercoledì 28 giugno, nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, avrà luogo a Roma un Convegno Internazionale, organizzato dalla Consulta di Bioetica onlus, dal titolo: Per l’eutanasia in Italia: presupposti di una cultura per la morte assistita. L’argomento oggi è più che mai alla ribalta. Le persone che hanno scelto di lasciare l’Italia per poter affrontare la propria fine con il suicidio assistito sono state non poche negli ultimi due anni.

Attualmente in Italia una persona può deliberare sul suo fine vita? È possibile lasciare le proprie direttive e non dover attendere per anni costretti in realtà impietose? Ancora no. In questo Paese non è possibile scrivere la parola fine in modo adeguato alla propria avventura esistenziale. La situazione mondiale è in rapida evoluzione, perché la legislazione norma la volontà dei cittadini. L’autonomia, ovvero la scelta più consona che ognuno di noi deve poter fare in assoluta libertà, è la possibilità che oggi in Italia viene ancora negata.

Nessuna legge tutela il cittadino che al termine della vita desideri trattamenti congrui alla sua personalità, alle sue valutazioni e alla sua dignità. La scelta personale di ciascun individuo rappresenta un inestimabile valore che riguarda il significato biografico e non biologico della vita. L’eutanasia sembra raffigurare la sintesi di tutti i problemi di bioetica in quanto, più di ogni altro, fa emergere la centralità dell’autodeterminazione e del suo rapporto con la beneficenza e le altre valenze etiche.
Per questo si deve riaprire con urgenza il dibattito morale e giuridico per far sì che, senza equilibrismi lessicali, l’eutanasia trovi concretamente la sua legittimazione normativa ed etica.
Sono le scelte di valore su cui ciascuno di noi costruisce il senso e la dignità della propria esistenza che fungono da metro di valutazione per le decisioni individuali circa la propria fine, in quanto atto conclusivo che realizza il significato globale di una vita e che esprime i valori alla luce dei quali la stessa vita ha assunto il peculiare significato che essa ha per ciascuno. L’unica persona che può dirsi direttamente coinvolta nel decidere cosa è rilevante e cosa no per una valutazione morale sulla scelta circa il continuare a vivere o il morire è colui che vive quella vita. È opportuno allora ribadire la centralità, in bioetica, del concetto di autonomia decisionale.

Una scelta è autonoma quando il cittadino può indirizzare la propria volontà nella libertà concessagli dallo Stato. Il paziente, invece, è sovente ancorato alla vita da un equipaggio medico-giuridico preoccupato più di perseguire quello che ritiene il suo bene che di soddisfare le sue richieste Come pensare la sfera dell’autonomia quando lo Stato non permette la libertà? Se la libertà è assenza di coercizione, allora l’autonomia coincide piuttosto con la capacità di scegliere in quale direzione orientare la propria libertà. Quindi l’autonomia richiede la capacità di decidere quali desideri perseguire e quali frenare. Ma in Italia, attualmente manca la libertà di poter decidere di se stessi. La libertà di cui parlava già John Stuart Mill nel 1859 quando scriveva: “su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente l’individuo è sovrano”. Questa sovranità deve essere riconosciuta dallo Stato. Questo è il primo passo da compiere e oggi in Italia non è ancora stato realizzato.
Uno dei compiti della bioetica è quello di stimolare il ragionamento che conduca il cittadino a formarsi un’opinione con un fondamento razionale e non soltanto emotivo. L’eutanasia è un argomento di per sé sempre in bilico tra razionalità ed emotività e dunque è importante avere dei dati su cui lavorare anche pensando a una futura legislazione che possa considerare di dare le indicazioni più adeguate per venire incontro ai problemi della cittadinanza. È necessario il rispetto per ogni singola decisione presa nella sofferenza estrema e, per mantenere l’autonomia, è fondamentale la ricerca di un equilibrio complesso che non può non toccare la figura del medico, le sue capacità tecniche e la sua sensibilità di uomo. Tutto rientra nella relazione di cura che permane fino all’ultimo istante.
Il Convegno di Roma lancia un appello al senso di civiltà di ogni coscienza evoluta interrogandosi sui problemi morali che sono alla base della discussione sull’eutanasia con interventi di filosofi, giuristi e medici.
È presente un’ampia sezione esperienziale per quel che riguarda l’eutanasia nel mondo con contributi che vanno dall’Olanda alla Gran Bretagna comprendendo Svizzera e Belgio.
Anche l’Italia che sta muovendo passi importanti in questa direzione è rappresentata: l’Associazione Luca Coscioni, Exit –Italia, Libera uscita, la Fondazione Bancale e l’UARR insieme a Mina Welby e Beppino Englaro daranno fattiva testimonianza del loro operato.
Al termine una tavola rotonda in cui alcuni politici si confronteranno.
L’auspicio è che le coscienze si risveglino e che un’adeguata normativa, in un futuro non molto lontano, supporti i momenti più difficili nella vita dei cittadini.

Maria Teresa Busca

CONSULTA DI BIOETICA pieghevole 2017-EUTANASIA

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