Trasformazioni tecnologiche e nuove forme di potere – di Fiorello Casi

Pubblichiamo il secondo articolo per la rubrica “Etica e nuove tecnologie” dedicato al rapporto tra le trasformazioni tecnologiche e le nuove forme di potere.

Gli ambiti in cui si manifesta e agisce questa trasformazione sono sostanzialmente due. Da un lato siamo in presenza di un nuovo modello computazionale, i Big Data, molto potente e con enormi potenzialità di sviluppo.  Dall’altro si è visto come la velocità di diffusione delle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione mobile colga di sorpresa e lasci interdetti per la frequenza e il numero di novità rese disponibili. Sono ambiti diversi che sicuramente hanno numerose connessioni tra di loro, intercettano problematiche comuni e condividono buone parti di tecnologia, oltre che un futuro in comune. Tuttavia è altrettanto evidente che sollevino problemi diversi.

Secondo le stime dell’Internet World Stats, un sito internazionale che compie valutazioni sul mondo di Internet alla luce di statistiche attualizzate e ad altre forme di studi, su un campione di circa 233 stati e regioni del mondo, l’incremento di utenti di Internet, nel solo decennio che vede lo sviluppo del Web 2.0 è del 566,4 %. Infatti passa da 361 milioni di utenti, nel dicembre 2015 a circa 3,6 miliardi di utenti, nel giugno 2016. La penetrazione sulla popolazione mondiale supera il 49,2 % nel 2016.


Nel biennio 2013 – 2014 sono stati generati il 90% dei dati oggi esistenti e il ritmo con cui queste informazioni sono prodotte è talmente alto che ogni due giorni è creato un volume di dati pari alla quantità di informazioni generate dall’umanità intera fino al 2003. Ogni minuto vengono inviate più di 200 milioni di email, su You-tube vengono caricati oltre 60 ore di contenuti, 300mila tweet e si fanno più di 9 milioni di telefonate. Si stima che attualmente produciamo ogni giorno oltre un miliardo di nuovi Gigabyte (10
9 byte).L’utilizzo sempre più diffuso dei social media, di telefoni intelligenti che raccolgono e generano dati costantemente, il crescente uso di Internet, così come l’utilizzo sempre più diffuso di sensori che ci permettono di misurare e monitorare ogni cosa, fa sì che il volume dei dati prodotti in tutto il mondo stia crescendo in modo vertiginoso. Questa categoria di dati e l’ecosistema tecnologico nel quale sono collocati viene definito appunto Big Data.

I termini “dato” e “informazione” possono prestarsi a interpretazioni ambigue e a volte sono stati addirittura utilizzati come sinonimi ma in realtà i due termini, almeno dal punto di vista tecnico-informatico, e filosofico, possiedono un significato differente; infatti l’informazione è il risultato di una elaborazione di dati. Pertanto il dato è un elemento conosciuto, un’informazione grezza o elementare ed è solitamente costituito da simboli che devono essere elaborati. Mentre l’informazione è un elemento, che deriva dall’elaborazione di più dati e che permette di venire a conoscenza di qualcosa. Un dato potrà sempre essere anche un’informazione ma un’informazione potrà essere solo il frutto di un’elaborazione di dati.

I dati, nell’ambito informatico, possono assumere le forme di numeri, lettere dell’alfabeto, immagini, suoni, simboli ecc., ai quali viene attribuito un significato, affinché rappresentino una realtà. L’elaborazione di più dati, che può avvenire (quasi sempre) attraverso un elaboratore, il computer, consente di ottenere una o più informazioni, che vengono a loro volta utilizzate per raggiungere altri scopi. Per esempio, il dato numerico 120 non ha alcun significato da solo, ma ne assume uno se viene associato al fattore “altezza“. L’insieme di più dati possono essere conservati all’interno di “file” o di “database”, cioè di quelle che, in italiano, indichiamo come “banche dati”. I dati vengono solitamente memorizzati in appositi dispositivi hardware e organizzati all’interno di archivi informatici. Ma i dati possono anche essere presenti su tipologie diverse di supporti, come quello cartaceo, ottico (CD), come per esempio i dati contenuti in un libro, in un disco ottico CD o in una “chiavetta USB”. I dati si possono suddividere in diverse categorie:

  • dati semplici: una parola, un numero, un segno;
  • dati complessi: sono composti da più dati semplici;
  • dati digitali: sono grandezze che assumono valori all’interno di un insieme di dimensioni discrete; forse l’esempio per eccellenza di dato digitale può essere il bit, il quale può assumere il valore binario “0” oppure il valore binario “1”;
  • dati analogici: sono grandezze che assumono valori in un insieme continuo, come per esempio il voltaggio misurato da un voltmetro elettrico o i segnali elettrici prodotti dalle onde sonore di un suono. Ma più semplicemente la lettura dell’ora attraverso un quadrante di un orologio a lancette.

Si definisce informazione il risultato derivante dall’interpretazione di un insieme di dati, che è finalizzata all’apportare un incremento delle conoscenze di un soggetto. Il termine deriva dal latino e significa “dare forma alla mente”, ossia “insegnare” e rappresenta un insieme di dati, i quali possono essere numeri, immagini o parole, che assumono un significato ben preciso, se collocati in uno specifico contesto. Quando si parla di informazione, di solito ci si riferisce al mondo dell’informazione giornalistica; dai telegiornali, giornali, siti internet, blog, o trasmissioni televisive che parlano di temi specifici; ma non si tratta solo di questo, si tratta più in generale di qualunque notizia, comunicazione scritta o orale, il cui obiettivo finale è quello di essere utile in un processo decisionale. Le informazioni per essere assimilate devono innanzitutto essere prodotte, e devono essere in grado di raggiungere il destinatario al quale sono rivolte; e negli ultimi anni lo sviluppo della tecnologia in senso lato, della televisione, dei giornali on line, della radio e soprattutto con la diffusione di internet, hanno reso il concetto di informazione più ampio e rendendone lo scambio sempre più veloce.

I Big Data sono aggregati di dati che superano i limiti degli strumenti di archiviazione e gestione delle informazioni (database) tradizionali, ma con questo termine si intendono 1) l’aggregato di dati prodotti dagli utenti, e 2) lo studio di questi dati (fatto attraverso tecnologie) al fine di estrarre A) conoscenze [cioè informazioni di livelli superiori alle informazioni studiate] e quindi B) nuovo valore. Si tratta della capacità di analizzare quantità incredibilmente grandi di informazioni; e in considerazione della loro enorme estensione in termini di volume, ma anche delle loro intrinseche caratteristiche di velocità e varietà, i Big Data richiedono tecnologie e metodi analitici specifici che possano portare all’estrazione di nuove e inedite informazioni che rappresentano un valore elevato per tutti i soggetti interessati. L’analisi tramite le tecniche dei Big Data ha l’obiettivo principale di estrarre informazioni aggiuntive rispetto a quelle che sono ottenibili da serie contenute di dati. E da alcuni anni, questo nuovo ambiente tecnologico di analisi dei dati è ritenuto particolarmente interessante, sia dai governi, dalle grandi corporation, dai consorzi di ricerca e dal mondo accademico; e gli investimenti in questo senso sono sempre più importanti.

Inoltre i Big Data sono ritenuti molto importanti dalle economie forti; infatti queste sono molto motivate dall’analisi di enormi quantità di dati, perché attraverso ciò sono in grado di disporre di nuove e ulteriori indicazioni per un loro maggiore sviluppo. E se si considera che sono circa 4,6 miliardi gli “smartphone”, cioè i telefoni intelligenti di ultima generazione, attivi e in crescita nel mondo e oltre 2 miliardi di persone utilizzano internet è facile comprendere quante informazioni possano essere estratte da questo strumento.

Fiorello Casi

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